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FINGER WC NET
22-12-2013
1:06 pm
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FINGER WC NET
Ospite

Conte Mascietti... Supercazz... Con scallopped a destra e poi a sinistra...

CERTO!!!

22-12-2013
2:38 pm
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slowhand70
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26-05-2010
sp_UserOfflineSmall Offline

Gary Burton nel suo corso di improvvisazione di berklee (ne esiste una versione online gratuita su coursera) fa una metafora che ritengo possa esprimere al meglio il senso dell'improvvisazione e degli assoli. 

 

- Le scale sono il linguaggio

- L'associazione con gli accordi sono la grammatica

- gli assoli sono una frase o un discorso. 

 

Ora, nella lingua italiana che tutti (spiegabilmente) conosciamo, siamo capaci di improvvisare tutti, componendo al volo una frase che ha un senso compiuto e può (o meno) attirare l'interesse altrui. Domanda: perché per la musica dovrebbe essere diverso? 

Gli assoli scritti sono paragonabili alle frasi scritte su un libro, che hanno il vantaggio di essere più meditate ma ovviamente non hanno la spontaneità del linguaggio parlato. 

 

22-12-2013
7:35 pm
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FINGER WC NET
Ospite

E aggiungo... L'improvvisazione e' scrittura in MALA COPIA... Da tutti i fogli di mala ne escono uno o più di bella...

In sala di incisione si va esclusivamente con la BELLA COPIA...

Scusi sorella, qual'e' il telefono col prefisso?

22-12-2013
10:21 pm
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luapnea
Italia
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Forum Posts: 434
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14-06-2009
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e meno male che  non è ancora intervenuto...l'altro

22-12-2013
10:58 pm
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FrancoEsse
Salento
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Forum Posts: 761
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22-03-2008
sp_UserOfflineSmall Offline

Ric Rosini said
E aggiungo... L'improvvisazione e' scrittura in MALA COPIA... Da tutti i fogli di mala ne escono uno o più di bella...

In sala di incisione si va esclusivamente con la BELLA COPIA...

Scusi sorella, qual'e' il telefono col prefisso?

Non serve il prefisso bastano tre numeri!

23-12-2013
12:17 pm
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tonello65
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Forum Posts: 64
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30-12-2010
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Riguardo l' improvvisazione,

credo che dia un emozione veramente piacevole saper istantaneamente tradurre ciò che si prova in fraseggi musicali,

ed invidio veramente molti jazzisti che riescono a farla in maniera egregia. Dirò di più, secondo me il jazz è più una musica intimista, fatta più per chi la suona che per chi l'ascolta.

La mia curiosità da musicista da strapazzo quale sono è questa,

si diventa bravi improvvisatori perché si conosce la tastiera in funzione del suono che ogni singolo tasto ha e quindi immediatamente si trasforma il fraseggio pensato in musica suonata, oppure si applicano tecnicamente le scale studiate ripetutamente ed applicate ad ogni tonalità che si presenta ?

Tempo fa Bazzani avevo scritto un articolo interessante che trattava l'argomento.

Spiegava cioè di esercitarsi con un brano a nostra scelta  provandolo a suonare a singola corda e con tutte le corde, cercando così di sforzare proprio la memoria tonale di ogni singolo tasto.

Tutto questo avrebbe una logica solo se fosse antani.

 

23-12-2013
3:21 pm
valdex
valdex
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Forum Posts: 48
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26-08-2012
sp_UserOfflineSmall Offline

Gary Burton, per tramite di Manolenta, ha dato l'interpretazione più vicina alla realtà.

Immaginiamo le note come le lettere dell'alfabeto, in quanto tali prive di significato. Prima competenza acquisita.

Immaginiamo le parole scritte con quelle lettere.  Seconda competenza acquisita. Che in realtà non si acquisisce mai completamente. Diciamo che acquisiamo le parole utili nel nostro environment.

Le frasi. L'utilizzo funzionale-creativo. (Vorrei un caffè/M'illumino d'immenso). Non si finisce mai.

Una composizione musicale è un libro. Che può essere un capolavoro o Naka-Gata (come dicono i giapponesi)

Un'improvvisazione è una conversazione. Che può essere interessante o no.

Se non avete idea del carico di studio che può comportare tutto questo immaginate di essere analfabeti e dover imparare a leggere e scrivere adesso.

 

Antani for ever.

23-12-2013
4:14 pm
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Giovanni
Membro
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21-10-2002
sp_UserOfflineSmall Offline

sarei d'accordo se si potesse comunicare solo per iscritto. L'iliade e l'odissea sono state tramandate da gente che non conosceva le lettere dell'alfabeto, per secoli, prima della scrittura. La quale ha avuto il merito di una tramandazione più fedele, almeno rispetto alla versione che ne ha conosciuta chi l'ha scritta, e la colpa della cristallizzazione di una materia in movimento. Le parole non sono un assemblaggio di simboli grafici, sono suoni, i quai suoni sono depositari del significato delle parole, cosa che non sono i simboli che questi suoni rappresentano. Il lasciar prevalere i simboli sui suoni è qualcosa che è insieme un piacere intellettuale ed un allontanamento dalla realtà, sia pure finalizzato ad una certa semplicità di comunicazione  e conservazione.

"It's only my opinion, but it should be yours too" (Chet Atkins)

23-12-2013
4:47 pm
valdex
valdex
Member
Forum Posts: 48
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26-08-2012
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Mmmmm... percui?

23-12-2013
5:36 pm
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Giovanni
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Forum Posts: 3477
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21-10-2002
sp_UserOfflineSmall Offline

Una conversazione può essere interessante o no, indipendentemente dalla conoscenza delle lettere che compongono quelle parole...tutto qui.

Non è dalla conoscenza delle lettere dell'alfabeto che s'impara a parlare, solo a scrivere, imho.

"It's only my opinion, but it should be yours too" (Chet Atkins)

23-12-2013
7:14 pm
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FrancoEsse
Salento
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22-03-2008
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"L'improvvisazione [musicale] gode del curioso privilegio di essere l'attività musicale più largamente praticata e, nel contempo, la meno conosciuta e compresa" Così Derek Baley ne "L'improvvisazione, sua natura e pratica in musica".

 

Premesso che l'improvvisazione esiste come tale (la pre-scrittura è anch'essa una forma di improvvisazione!), è chiaro che ci vuole una certa pratica.

Burton, da ottimo docente qual è usa la metafora del linguaggio umano che si attaglia (anche se con aggiustamenti) a descrivere quello che accade durante una improvvisazione: c'è un argomento (il tema e l'armonia sottostante), tutti parlano dell'argomento (o intorno a esso). Sto semplificando per non appesantire il discorso, ma più o meno questo è.

Ci sono delle regole*+ anche quando sembra non ci siano, vedi il Free Jazz.

Riassumendole (le regole): rispetto dell'armonia sottostante (con tutte le sostituzioni che si vogliano fare), utilizzo delle note proprie del genere musicale (se suono jazz, Blues, pop music, ecc...), rispetto della struttura formale del brano, rispetto della "quantità" che viene assegnata.

La metafora del linguaggio umano crolla nel momento in cui cerchiamo di annettere un "significato" alla musica. 

La "musica" non ha significato! 

 

Come sostiene Giovanni, per suonare/improvvisare/discutere non è necessario conoscere le "note", ma le regole sottese (il codice).

Per questo si può parlare, anche in modo forbito e, paradossalmente, non sapere scrivere.

Per questo si può suonare,anche in modo forbito e, paradossalmente, non sapere scrivere.

 

Due esempi: Charlie Parker e Louis Armostrong.  

 

*forse solo nellaa musica "aleatoria" si può palare di improvvisazione "totale", Baley è un maestro in questo.

 

 

 

23-12-2013
7:16 pm
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fabfor
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Forum Posts: 186
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06-10-2010
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Giovanni said
Una conversazione può essere interessante o no, indipendentemente dalla conoscenza delle lettere che compongono quelle parole...tutto qui.

Non è dalla conoscenza delle lettere dell'alfabeto che s'impara a parlare, solo a scrivere, imho.

Applauso! ClapClap

E, se posso permettermi, aggiungerei che in molti casi la forma scritta distoglie l'autore dall'esprimere il vero significato di ciò che vorrebbe comunicare a causa delle regole formali della lingua o nel tentativo di dare un peso maggiore a ciò che vorrebbe rappresentare con un uso inappropriato di termini pomposi e ricercati. Te l'immagini il barista se uno si presenta e chiede una bevanda ottenuta dall'infusione in acqua quasi bollente di una polvere marrone ricavata dalla macinazione di semi essicati della pianta del caffè. 

23-12-2013
7:17 pm
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FrancoEsse
Salento
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Forum Posts: 761
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22-03-2008
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"Per questo si può suonare,anche in modo forbito e, paradossalmente, non sapere scrivere la  musica"

23-12-2013
7:43 pm
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tonello65
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Forum Posts: 64
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30-12-2010
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Grazie per le forbite spiegazioni sul significato dell'improvvisazione.

Quello che però mi chiedevo io, era più un discorso sulla modalità di improvvisare.

Mi spiego meglio.

Se uno non è proprio stonato come il  campanaccio, sentendo un pezzo, un accordo, una musica....riesce in  linea di massima ad improvvisare un fraseggio con la voce, un po' come fa e faceva Gegè Telesforo ad un più alto livello, il che mi fa pensare che i fraseggi di improvvisazione, con un po' di  esercizio , potrebbero essere alla portata di molti.

La difficoltà ovviamente è di tradurre immediatamente questi fraseggi in note suonate, che sia con la chitarra...con il piano e con il flauto dolce.

La mia domanda era questa,

si è talmente padroni dei SUONI dello strumento che stiamo suonando, che IMMEDIATAMENTE riusciamo a tradurre tutto questo in movimento delle dita sulla tastiera, oppure presa la tonalità, gli accordi ecc...ecc... TECNICAMENTE si prendono le scale che si conoscono (es le pentatoniche) e si usano come uno meglio crede ?

La domanda sembra banale, antani permettendo, ma cela un desiderio non troppo represso che ho da molto (oddio non proprio l'unico...ma non vorrei scendere nei particolari, ho una vicina che è uno spettacolo !!!), è possibile improvvisare in maniera decente, cioè senza che l'orecchio di chi ascolta ne risenta, senza studiarsi tutte le scale del mondo ( E qui rientra il discorso che ho accennato sull'articolo del maestro Bazzani) oppure non si può prescindere dal farsi un mazzo tanto e bisogna ammazzarsi sulle scale ?

Antonino 

23-12-2013
8:29 pm
valdex
valdex
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Forum Posts: 48
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26-08-2012
sp_UserOfflineSmall Offline

Esistono scorciatoie. Ii Web è una di queste.

Ma un pò di pain per un sufficiente gain è indispensabile.

Nessuno esce vivo dall'inferno delle 6 corde.

23-12-2013
8:59 pm
valdex
valdex
Member
Forum Posts: 48
Member Since:
26-08-2012
sp_UserOfflineSmall Offline

E comunque:

«Vedo qui apparire Django Reinhardt, che non li ha nemmeno lacerati, i solfeggi, ma li ignora e basta. Con la sua chitarra va direttamente là, nel luogo dove i battelli sono ebbri, correndo con le sue suole di Rimbaud nel paese di cui è figlio»

Gaston Criel

Rassicurante. Basta essere Django...

23-12-2013
11:00 pm
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FrancoEsse
Salento
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Forum Posts: 761
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22-03-2008
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valdex said
Esistono scorciatoie. Ii Web è una di queste.

Ma un pò di pain per un sufficiente gain è indispensabile.

Nessuno esce vivo dall'inferno delle 6 corde.

è così!

 

 

23-12-2013
11:08 pm
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brucelucio
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Forum Posts: 122
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25-04-2010
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luapnea said
e meno male che  non è ancora intervenuto...l'altro

Purtroppo non posso risponderti a dovere.

l' ho gia' fatto ieri ma ora mi avvedo che qualche stronzo ha cancellato la mia rispostina.

Beh, andate a cagare...

23-12-2013
11:10 pm
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FrancoEsse
Salento
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22-03-2008
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tonello65 said
Grazie per le forbite spiegazioni sul significato dell'improvvisazione.

Quello che però mi chiedevo io, era più un discorso sulla modalità di improvvisare.

Mi spiego meglio.

Se uno non è proprio stonato come il  campanaccio, sentendo un pezzo, un accordo, una musica....riesce in  linea di massima ad improvvisare un fraseggio con la voce, un po' come fa e faceva Gegè Telesforo ad un più alto livello, il che mi fa pensare che i fraseggi di improvvisazione, con un po' di  esercizio , potrebbero essere alla portata di molti.

La difficoltà ovviamente è di tradurre immediatamente questi fraseggi in note suonate, che sia con la chitarra...con il piano e con il flauto dolce.

La mia domanda era questa,

si è talmente padroni dei SUONI dello strumento che stiamo suonando, che IMMEDIATAMENTE riusciamo a tradurre tutto questo in movimento delle dita sulla tastiera, oppure presa la tonalità, gli accordi ecc...ecc... TECNICAMENTE si prendono le scale che si conoscono (es le pentatoniche) e si usano come uno meglio crede ?

La domanda sembra banale, antani permettendo, ma cela un desiderio non troppo represso che ho da molto (oddio non proprio l'unico...ma non vorrei scendere nei particolari, ho una vicina che è uno spettacolo !!!), è possibile improvvisare in maniera decente, cioè senza che l'orecchio di chi ascolta ne risenta, senza studiarsi tutte le scale del mondo ( E qui rientra il discorso che ho accennato sull'articolo del maestro Bazzani) oppure non si può prescindere dal farsi un mazzo tanto e bisogna ammazzarsi sulle scale ?

Antonino 

Un vecchio trucco è (lo diceva Stefan Grossman): copia, copia e copia. Nel senso, impara qualche improvvisazione dei tuoi idoli, copia il loro fraseggio, gli accenti. Poi piazzali su pezzi diversi che hanno gli stessi accordi. Cerca di rubarne il "senso" (non è necessario rifare uguale anche i "sospiri"). funziona.

certo che lo studio dell'armonia moderna aiuta molto.

Mi permetto di consigliarti i libri del compianto Maestro Filippo Daccò. Recentemente è stata pubblicata una ristampa (insieme) del primo e secondo libro e che comprende anche l'audio degli esempi. Ora mi sfugge il nome del curatore, ti farò sapere.

 

23-12-2013
11:23 pm
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FrancoEsse
Salento
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22-03-2008
sp_UserOfflineSmall Offline

fabfor said

E, se posso permettermi, aggiungerei che in molti casi la forma scritta distoglie l'autore dall'esprimere il vero significato di ciò che vorrebbe comunicare a causa delle regole formali della lingua o nel tentativo di dare un peso maggiore a ciò che vorrebbe rappresentare con un uso inappropriato di termini pomposi e ricercati. Te l'immagini il barista se uno si presenta e chiede una bevanda ottenuta dall'infusione in acqua quasi bollente di una polvere marrone ricavata dalla macinazione di semi essicati della pianta del caffè. 

 

D'accordo, ma con distinguo.

circa la forma scritta della musica hai pienamente ragione: la "musica" non sta sullo spartito. Il foglio è solo una possibile (una delle tante) rappresentazione della musica, ma non è "la musica".

 

Invece nel linguaggio umano, a volte, la scrittura necessita di parole "complicate" per esprimere meglio i concetti.

Questo perchè manca la comunicazione non verbale che accompagna il parlato. Pensa a quante cose "diciamo" coi gesti mentre parliamo.

Del resto,  non si dice uno sguardo vale più di mille parole?

 

 

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