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le-cover-e-la-musica-altrui
01-12-2013
10:46 pm
FINGER WC NET
Ospite
L'argomento delle cover mi interessa molto, in particolare sotto gli aspetti che cercherò di descrivere in appresso...
Io ho iniziato il mio percorso da fingerpicker studiando pezzi altrui, facendo cover appunto...
Ricordo che il mio primo libro di trascrizioni che ho acquistato è stato quello di Only... Questo primo aspetto mi fa sorridere... A quel tempo non avevo la minima idea che poi sarei stato in grado di eseguirne solamente due o tre pezzi...
Ma li adoravo e il primo su cui mi buttai fu Since we met, a seguire Those Who Wait...
Grazie a quei pezzi riuscivo a spostarmi nel manico e a consumare i frets ben oltre quelli della prima posizione che ormai erano da cambiare...
Poi, dopo qualche anno, ho scoperto i software per rallentare le tracce e quelli per farsi i propri spartiti e le proprie trascrizioni... Grazie a tali strumenti riuscivo a prendere appunti più velocemente mentre studiavo un brano e a riscriverlo e riascoltarlo per aggiungere o togliere quella o quell'altra nota e facilitarmi il lavoro...
Questo passo è stato fondamentale per rendermi conto che era giunto il momento di abbandonare lo studio di certi brani perché totalmente al di fuori delle mie capacità...
Così è passato qualche altro anno avendo esaurito i pezzi da cercare di riprodurre e questa mancanza di nuova musica mi ha spinto a creare qualcosa di mio, che avesse il mio stile, che fosse il riflesso delle mie conoscenze musicali, che soddisfacesse il mio orecchio...
Strada facendo ho praticamente perso l'abitudine di fare cover e studiare pezzi di altri anche se quando sento un pezzo che mi piace, mi scatta una molla nel cervello ed immediatamente sento l'impulso ad apprenderlo e farlo mio...
Ma è proprio questo il punto a cui volevo arrivare...
Quando questo impulso si rifà vivo, ora, dentro la mia mente, scatta un contro impulso, una reazione istintiva e mi dico: "Ric, fermati, quella non è la tua musica, è la musica di un altro, che ha scritto sulla base di presupposti che non ti appartengono... È frutto delle sue conoscenze, del suo stile, della sua storia, ecc... Ric, quella non è farina del tuo sacco..."
Io penso che la strada che possiamo fare musicalmente dipende in realtà da quello che realmente ci piace e amiamo...
Quando sentiamo il brano di un altro, possiamo provare piacere, possiamo gradirlo, ma non è roba nostra, scusate, parlo al singolare, non è roba mia...
Non è frutto della mia mente, del mio cuore, del mio stile, è quello che un'altro musicista vuole ascoltare, non quello che io voglio ascoltare, per quanto sia piacevole...
Sono passati diversi anni da quando lessi l'articolo di Luca Francioso, riguardante le cover e solo ultimamente posso affermare di capire che cosa volesse dire esattamente...
I tributi dobbiamo farli a noi stessi !!!
Non voglio però che prendiate quello che dico come verità assoluta, ci mancherebbe... Quello che dico ha sicuramente qualcosa di vero ma i casi della vita sono molteplici ed esistono le eccezioni e questo breve paragrafo non può descrivere con completezza questo argomento... Ripeto, questo è solo un aspetto della questione...
Non c'è una conclusione...
Per ora...
 
Ric
02-12-2013
7:51 am
tonello65
Member
Forum Posts: 64
Member Since:
30-12-2010
sp_UserOfflineSmall Offline

Io cortesemente dissento....(riprendo praticamente l'incipit di un post che già trattava l'argomento).

Dipende molto da ciò che vuoi ricavare dal tuo strumento, se vuoi esclusivamente suonare perché ti diverte e sei soddisfatto del livello raggiunto, allora il tuo discorso non fa una piega, ma se vuoi studiare e progredire tecnicamente, secondo me non puoi prescindere dalle cover. Come ho già avuto occasione di rimarcare, quando compongo e suono un pezzo mio, esso sarà fatta su mia misura, con le difficoltà tecniche che io ho già superato ecc ecc....Giovanotti difficilmente potrebbe cantare una canzone dove Mina sfoggia la sua voce al massimo della sua potenza. Facendo cover puoi sempre sperimentare cose nuove ed imparare passaggi, soluzioni tecniche ecc.. ecc... che già hanno affrontato e superato per noi musicisti con ben più esperienza e capacità che perciò ci indicano una strada... Da quello che ho capito sei un ammiratore, come tantissimi, di Tommy Emmanuel, il quale in una sua intervista ha detto ..." il maestro è il pezzo stesso ", e questo mi  trova abbastanza  d'accordo, soprattutto se uno si affianca anche ad un maestro vero in carne ed ossa che ti facilita nell'impresa.

Dopotutto, anche in Conservatorio si studiano cover.

Saluti

Antonino Palella

02-12-2013
9:04 am
carlo
Member
Forum Posts: 21
Member Since:
30-04-2012
sp_UserOfflineSmall Offline

Molto interessante questo argomento e provo a dare anche io un piccolo contributo.

Anche io come Ric quando ho iniziato a suonare fingerpicker ho comprato Only perché alcuni di quei pezzi (in particolare quelli citati da Ric) mi piacevano da morire. In quel periodo frequentavo un maestro di chitarra di Bologna al quale chiesi aiuto per affrontare quella sfida. Purtroppo, non ebbe l'onesta intellettuale di dirmi che quei pezzi non erano consoni al mio livello tecnico di allora. Me ne accorsi da solo e riposi Only in un cassetto. E' ancora lì; spero fra un po' di poterlo riprende fuori. In seguito ho preso lezioni con altri maestri e da nessuno di Loro ho avuto mai indicazioni/consigli sulla compatibilità fra ciò che avrei voluto suonare e ciò che il mio livello tecnico mi consentiva. Come mai? Lascio a ciascuno di Voi la risposta. Io però credo che un insegnante è bravo anche nella misura in cui dice con franchezza all'allievo cosa il suo livello gli consente o non consente di affrontare.

Infine concordo pienamente con Tonello65. Le cover sono ottime palestre per apprendere come altri musicisti affrontano e superano difficoltà tecniche e fissano degli obiettivi a cui tendere (riuscire a suonare i pezzi in modo pulito e rapido come fanno gli autori). Forse sbaglio ma io ritengo che abbandonare le cover (come dice Ric) per produrre autonomamente la propria musica impone prima di raggiungere un livello tecnico e esecutivo che purtroppo non posso ancora permettermi. Le cover mi consentono di studiare, crescere e divertirmi.

A presto.

Carlo

 

02-12-2013
6:54 pm
FINGER WC NET
Ospite

Grazie per gli interventi... Il mio intento era solo quello di sottolineare l'aspetto "ALIENANTE" delle cover...

Del resto, nel mio repertorio, c'è un pezzo di Tommy che non ho mai smesso di suonare, a differenza di molti altri che mi hanno stancato... COUNTRYWIDE... Il finale però ho dovuto riarrangiarlo e mettere una serie di armonici al dodicesimo per evitare il lick finale che oltre che difficile e' anche brutto...

Saluti

02-12-2013
8:59 pm
Avatar
brucelucio
Member
Forum Posts: 122
Member Since:
25-04-2010
sp_UserOfflineSmall Offline

I pezzi che ho composto io, per me stesso, sono tutti derivati o ispiratami da brani altrui. Ad esempio, Endless on the Road, di Tommy naturalmente, me ne ha ispirato due di pezzi, col plettro e non, visto che non saprei impararlo tal quale, o visto che non avrei voglia di mettermi per mesi a cercare di impararlo. Alcuni pezzi li ho composti sulla falsarriga di melodie ed armonie Knopfleriane, altre ispiratomi da Lucio Battisti.

Ecco, cosi' sono molto piu' soddisfatto.

non sono d' accordo invece sul fatto che un pezzo di un altro autore non possa "sentirlo mio".

Quando suono "Non e' Francesca" del grande Lucio, o lo suono arrangiato alla guitar in flatpicking o finger, beh, e' come se l' avessi scritta io...

05-12-2013
1:55 pm
Avatar
FingerCris
Friuli
Member
Forum Posts: 159
Member Since:
07-12-2009
sp_UserOfflineSmall Offline

Che tema complesso... ci ho messo tre giorni solo a capire se intervenire.

Premetto che sono un chitarrista da divano come brucelucio. Io suddivido il mio tempo tra ca... ehm... FRAseggio libero e studio, diciamo 95% / 5%, e di solito succede questo: studio un po' il brano che mi prende in un certo periodo e poi fraseggio utilizzando i passaggi più intriganti del brano. Di solito finisce che nel fraseggio faccio un collage di passaggi, stilemi, accordi, frasi ispirate ai brani fino a quel momento studiati.

Questo non è vero solo nel caso dei pezzi di Hedges che mi è capitato di studiare: mi viene difficile suonare altro con accordature così personalizzate come quelle usate nei suoi brani. Io provo quasi venerazione per questo musicista e nel suo caso mi capita di passare anche un mese sempre e solo su un brano, una battuta alla volta, per cercare di farlo andare. Poi però la mia voglia di fraseggio mi fa riportare l'accordatura a EADGBE e così Hedges rimane parcheggiato fino alla prossima crisi di astinenza.

Tutto questo solo per buttare altri due cent nel piatto di chi dice che studiare pezzi di altri permette di crescere tecnicamente, soprattutto se ci si danno degli obiettivi un po' tesi, purchè non assurdi. In questo aiutano pubblicazioni ben organizzate in ordine di complessità, come aapunto è il libro che scrisse Michael Hedges con la collaborazione di John Stropes.

 

Ciao, Cristiano

Life requires square shoulders, but I'd rather prefer the round ones of a J45

06-12-2013
12:43 pm
FINGER WC NET
Ospite

Faccio un esempio molto semplice per darvi un'idea più chiara di cosa intendo dire...

Prendete, ad esempio, Let it Ring di D. Bazzani… Un pezzo molto facile a livello tecnico… Si può imparare in pochi giorni di studio...

Cos'è che può rendere difficile l'apprendimento?

Essere in "sintonia emotiva" con il pezzo...

Questo è quello che voglio dire… Il brano tecnicamente più semplice può diventare impossibile da riprodurre e persino da apprendere se manca lo stato d'animo, il sentimento di chi l'ha composto...

Non conosco le circostanze che hanno portato Daniele a comporlo, non conosco i suoi specifici presupposti...

Per questo anche la cover più facile può diventare la più difficile se mancano gli ingredienti base che stanno alla base della sua creazione...

Ric

06-12-2013
2:23 pm
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FingerCris
Friuli
Member
Forum Posts: 159
Member Since:
07-12-2009
sp_UserOfflineSmall Offline

Nel libro che citavo, Hedges stesso scrive che sulla tablatura lui può descrivere esattamente la meccanica che permette di ottenere il suono, ma non il PERCHE' lui abbia fatto quelle scelte stilistiche, motivo che sta alla base del processo creativo compositivo, che è un po' quel che dici tu. Però anche se non so quali emozioni abbiano spinto Hedges a comporre "Bensusan" per esempio, sentir nascere dalle mie mani il suono che so essere stato "inventato" da un grande musicista è per me comunque una intensa emozione, sia pur se di natura completamente diversa.

Interpretare poi in pubblico un brano scritto da altri è un'altra vicenda ancora e credo che nessuno possa rispecchiare lo stato d'animo dell'autore anche se fosse scritto nero su bianco, ma lo rivestirà sempre di emozioni proprie, non per questo meno apprezzabili o meno spontanee. Emozioni che peraltro non essendo sottotitolate, saranno comunque sovraimpresse dalle emozioni che ogni ascoltatore riceve dall'ascolto del brano: serenità, dolcezza, malinconia, noia...

In fin dei conti le emozioni sono un universo interiore molto cangiante che è impossibile formalizzare, spesso impossibile da descrivere e spesso impossibile anche da cogliere.

 

Ciao, Cristiano

 

 

Life requires square shoulders, but I'd rather prefer the round ones of a J45

09-12-2013
2:36 pm
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wayx
firenze
Membro
Forum Posts: 5271
Member Since:
01-02-2005
sp_UserOfflineSmall Offline

Il mio approccio è diverso...è semplice allo stesso tempo

Se un brano mi piace ed è troppo complesso per le mie scarse qualità tecniche allora applico la legge maomettianaWink

non potendo arrivare io a quel brano ad eseguirlo come è stato composto. lo porto al mio livello cercando di mantenerne la sonorità essenziale...qualche volta ci riesco altre no...ma mi diverto e la prova, se qualcuno ne ha voglia, è disponibile nel link che ho in firma...o meglio almeno credo ci sia ancora.

E facendo questo, molto immodestamente, diventa anche un pò miomeditation

Il male non è che fuori si invecchia, è che molti non rimangono giovani dentro.

http://www.youtube.com/user/hairyass1959

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